Dominazioni siciliane, il vino d’Arabia, Moakaffè

 

Per Annalisa Spadola, responsabile marketing di Moak: «il rapporto di collaborazione con Ciccio Sultano dura da tanto tempo da essersi trasformato in un rapporto di amicizia. E un dolce come questo lo racconta bene».
Il dolce Moakaffè è un doppio omaggio: al vino d’Arabia, la bevanda eccitante, forse originaria di Caffa in Etiopia, giunta nello Yemen tra il XIII e il XIV secolo, e propagatasi, poi, in Europa attraverso il mondo arabo e ottomano, e all’azienda produttrice di caffè Moak, l’antico nome arabo di Modica, storico partner di Ciccio Sultano.
Alla base del Moakaffè c‘è una crema al mascarpone, ricoperta di un crumble di cacao, su cui sono disposti la brioche ripiena di gelato al cardamomo e un ghiacciolo di caffè Moak. Il piatto viene completato al tavolo versandoci sopra un espresso biofair, firmato Moak, corretto al rum. Un dolce a dir poco corroborante.
Secondo una tradizione tramandata dal frate maronita Antonio Fausto Nairone, teologo alla Sorbona di Parigi fra il Sei e il Settecento, l’arcangelo Gabriele avrebbe offerto il caffè al profeta Maometto, il quale dopo averlo bevuto “disarcionò in battaglia ben quaranta cavalieri e rese felici sul talamo addirittura 40 donne”.

Ciccio Sultano
mente pratica