Ciccio Sultano definisce “citrica” la sua cucina perché lo è da sempre: una cucina fatta di terra, mare, erbe, frutti, carni e spezie. Nel suo lessico, il citrico non è un gusto ma una tensione: una scossa che parte dallo sguardo, attraversa il profumo e arriva all’assaggio.
Non è scorciatoia né accelerazione, ma una costruzione paziente fatta di materia osservata, concentrata e trasformata. Una cucina che appare immediata, ma nasce da un lavoro silenzioso e preciso, capace di tenere insieme complessità e chiarezza.